Maybe Not

While my clip shows only the final part of the fall (proving that the fatal impact is a censored circumstance – at least in Western culture), this poetic found-footage video by Oliver Pietsch, entitled Maybe Not, will provide you with a “full-fall” experience:

Can you identify the films from which these scenes are cutted out? Do you know any other movie that shows a falling bodies?

[Many thanks to Michael Goddard to have signalled me the video].

Falling Bodies in Cinema

In the latest months I have been trying to figure out how cinema represents the falling of human bodies. My idea is that the representation of fall leads to a peculiar kind of relation between images and spectators. On the basis of neural specularity (mirror neurons), we are able to directly feel an empathetic relation with falling bodies, as if we were those very bodies that are falling. The spectator’s corporality is involed in viewing of such images. But how? – that’s the question. Probably the spectator is involved in a wide range of engagements, concerning perceptual, cognitive and emotional patterns. Just to give you an overlook on the topic, I edited this short (and funny) video:

In questi mesi sto cercando di studiare quali sono le modalità con cui il cinema rappresenta la caduta del corpo umano. La mia ipotesi è che la rappresentazione della caduta porti a una particolare forma di relazione fra le immagini e gli spettatori. Sulla base della specularità motoria (neuroni specchio), siamo in grado di sentire direttamente una corrispondenza empatica con il corpo in caduta, come se fossimo noi stessi a cadere. La corporeità dello spettatore è coinvolta nella visione di questo tipo di immagini. Ma come? Probabilmente il coinvolgimento dello spettatore si può realizzare lungo un’ampia gradazione di possibilità, a seconda dei pattern percettivi, cognitivi ed emotivi attivati. Solo per dare un’occhiata generale sull’argomento, ho montato questo breve (e divertente) video:

Il cinema nell’era del virtuale

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“Gran parte dei nuovi media sono stati pensati partendo da una metafora cinematografica: in essi, una certa idea di cinema continua ad esistere”, sostiene David N. Rodowick in questo volume che analizza il destino del cinema e il ruolo dei film studies nella cultura estetica e visuale del XXI secolo. Il cinema ricopre, secondo Rodowick, una posizione decisiva nella genealogia delle arti del virtuale, mentre il film sta scomparendo, il cinema persiste – per lo meno nelle forme narrative immaginate da Hollywood a partire dal 1915. Vedere un film sta diventando un anacronismo poiché ogni aspetto del produrre e vedere film è sempre più digitale. Come può la teoria dl cinema reagire al terremoto digitale che ha messo in crisi la stessa natura del film? In questo mutato scenario, cosa accadrà al cinema e agli studi sul cinema? Questo libro, il primo pubblicato in Italia dell’eminente studioso anglosassone, chiarisce come le tecnologie digitali confermino il cinema come cultura audiovisiva matura del XX secolo e come stiano preparando il terreno a una nuova cultura audiovisiva i cui tratti sono ancora indistinti.

David N. Rodowick
Il cinema nell’era del virtuale
Edizioni Olivares (Collana “New Media”), Milano 2008
Titolo originale: The Virtual Life of Film (Harvard University Press, 2007)
Prefazione di Francesco Casetti
Traduzione di Margherita Miotti
Edizione a cura di Roberta Busnelli e Adriano D’Aloia
pp. 214 | € 25,00
ISBN 978-8885982980

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