Contro l’interattività

Poniamo per un momento di non essere un grande amante dei videogiochi, di non aver avuto alcuna esperienza pregressa di cinema interattivo, di ignorare il genere librogame e la filosofia “scegli la tua avventura”, di non provare alcuna nostalgia per i pop anni ottanta. Ebbene, rispetto a Black Mirror: Bandersnatch, il nuovo film interattivo di Netflix, un atteggiamento di resistenza – molti lo troveranno conservatore o reazionario – sarebbe quantomeno fisiologico. Solo per oggi rivendico la mia natura di spettatore vecchio stampo: non ho alcuna voglia di scegliere da che parte far andare il film reagendo alle biforcazioni che mi vengono proposte. Con dolo e radicalità, non per disattenzione o pigrizia, scelgo di non scegliere e lasciare che il film si dispieghi a prescindere dalla mia presenza (faccio come se non ci fossi: se ne accorgerà Netflix? Certamente). Se anche non interagisco infatti il flusso non si interrompe e dopo dieci secondi una delle due strade viene comunque intrapresa (prima mi chiede indicazioni, poi fa come gli pare…). Quali sarebbero i motivi che giustificano un tale atteggiamento di chiusura e scetticismo, contro l’entusiasmo interattivista che ha invece subito attizzato le fantasie post-testualiste di ampie fasce di pubblico e critica? Provo a sviscerarne alcuni sulla base di una fenomenologia. E da dietro la Rete di sicurezza aspetto già il lancio di ortaggi e bottiglie…

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The Perfection Series, or why I can’t stop watching the Miracle Blade infomercial

I have always been fascinated by the “Miracle Blade” infomercial, in which Chef Tony demonstrates the miraculous powers of a series of kitchen knives. I used to watch it on the Italian television local channels endlessly… And I have always dreamt of studying the nature of such a fascinating experience. That’s what I will try to do at the 23rd SERCIA Conference “That’s Entertainment!”. Spectacle, Amusement, Audience and the Culture of Recreation in the Audiovisual Contexts of English-speaking countries, held at the University of Bologna. In my paper The Perfection Series. Informercial demonstrations as entertainment programs, I analyze the informercial genre – a misunderstood and under-researched form of television – in terms of semiotic strategies and stylistic aspects, but I also suggest that my unavoidable desire to watch is due at least to two kind of psychological and anthropological-based “appeals”, the technical appeal and the magical appeal

Cognition of narrative events: a True detection

Schermata 2016-05-27 alle 11.04.51MediaMutations 8 (Università di Bologna, May 25-26) hosted the paper The boundaries of never-ending. Events cognition and complex TV series narratives, a first exploration and literature survey on the notions of cognitive events and event segmentation in contemporary popular audiovisual storytelling forms, such as films, serial films, anthological and serialized TV series. The project is developed in co-operation with prof. Ruggero Eugeni and within the more general framework of Neurofilmology, a theoretical approach aiming at a comprehensive interpretation of media experience through the intersection between semiotics/narratology/aesthetic and cognitive psychology and neurocognitive research.

What is an narrative event? How do we perceive, remember, predict a narrative event?  How do we organize our narrative experiences – nowadays more pervasive thank to quality TV – into events? What is the relationship between film editing and cognitive editing?

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As a case study, we offered a (bit provocative) comparison between two stylistically antipodean sequences of HBO’s crime drama True Detective. Whereas episode Who Goes There (01×04) “refuses” editing and is shot with a single 6-minutes long shot, episode Down Will Come (02×04) adopts intensified continuity and high-paced editing, with 300 cuts in 9 minutes… a very “gun shot”! Although radically different in terms of editing style, both the sequences help to reflect on critical issues such as causality, complexity, temporality and embodiment. Our aim is that of develop an embodied approach to “extended narrative temporalities”.

Our presentation design takes inspiration and materials from the marvelous infographic We keep the other bad man from the door, a tribute to True Detective by Nigel Evan Dennis.

Risate di piombo

Il ragazzo di campagna
Sarà presentato nell’ambito della 70. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia  il 4 settembre alle ore 17 presso lo stand dell’Ente dello Spettacolo, Hotel Excelsior – il numero 575 di Bianco e Nero. Sotto la direzione di Alberto Crespi, la storica rivista del Centro Sperimentale di Cinematografia prova a rinnovarsi conciliando la tradizionale impostazione storico-scientifica con una più ampia riflessione sull’attualità. Il numero 575 si apre con una sezione monografica sul comico italiano, da Totò a Checco Zalone. La sezione è intitolata Riso amaro e indaga come dal cinema muto alla satira politica, la comicità sia la chiave per raccontare l’identità nazionale. Spesso svelando il dramma che si nasconde dietro la risata. In sommario saggi di Mariapia Comand, Adriano D’Aloia, Marco Cucco e Massimo Scaglioni, Gianni Canova, Roy Menarini, Paolo Noto, e un’intervista a Carlo Verdone che racconta il tema dal punto di vista dell’autore. Alla presentazione interverranno Alberto Crespi, direttore responsabile, Gabriele Antinolfi, Marcello Foti direttore generale del CSC, direttore della Divisione Editoria.

In my article “Risate di piombo”, I argue that at the end of the 1960s and in the middle 1970s, Italian television programs such as Quelli della domenica, L’altra domenica, Onda libera, and Non stop have launched a series of cabaret artists that will become the most notorious protagonists of the Italian popular comedy in the further decades (Enrico Montesano, Adriano Celentano, Renato Pozzetto, Paolo Villaggio, Roberto Benigni, Massimo Troisi, Francesco Nuti, Carlo Verdone). Although different in terms of style and intent – from political satire to mere ironic and nonsense entertainment – the cinematographic career of these “sons of television” reveals interesting aspects of the germinal and mutual relationship between tv and cinema on the track of comedy.

Spaghetti TV Crime Fiction


This week In Media Res casts a glance at the most interesting phenomena on Italian television. The framework of “convergence” will be the leitmotif. Through the presented cases, a more complex image of Italian TV will emerge, where traditional elements (as references to conventional genres) and new innovations (as creative use of online media) are now firmly bound together.

In my post, I briefly present the case of  Romanzo Criminale  la serie, the story of the rise and fall of the Banda della Magliana, aired on Italian television in 2008-2010. Romanzo  has attracted the attention of Italian critics as being the most innovative series ever in terms of style and inspiration. I propose the idea that Romanzo  is the gravitational body of a constellation of films and tv series (e.g. Vallanzasca and Faccia d’angelo) which opened a new genre: “spaghetti crime fiction”.

Il crimine paga

Sul nuovo numero di CSonline (4/2011, “CARCERI. Cinema, televisione, teatro, videogame, pubblicità”), rivista che curo assieme ad altri amici dottori di ricerca del Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo dell’Università Cattolica, pubblico un articolo scritto a quattro mani con Cecilia Penati. S’intitola Catturati dalle storie. Il carcere come figura narrativa in Romanzo Criminale – La serie. Romanzo è un caso eccentrico nel panorama della fiction televisiva italiana, per la sua origine produttiva e per l’elevato livello di sperimentazione nella scrittura, nello stile e nella tecnica espressiva. In questo saggio proponiamo un’analisi della rappresentazione del carcere nelle due stagioni della serie. Il carcere è un motivo ricorrente e funziona nel testo come dispositivo narrativo. Il carcere è un topos a partire dal quale si organizza e si snoda il racconto seriale. All’interno del suo perimetro e nei diversi luoghi che lo compongono (le celle, il corridoio, la mensa, il cortile, il parlatorio) si innescano traiettorie narrative che non potrebbero essere intraprese all’esterno. La reclusione fisica consente di congelare temporaneamente l’azione crime e di indagare più a fondo la psicologia dei personaggi, così come di portare a termine porzioni di racconto precedentemente lasciate in sospeso. In Romanzo s’intreccia poi una fitta rete di matrici espressive che ne fanno un crocevia di generi. Proprio il carcere costituisce il punto di convergenza di un’ampia gamma di riferimenti cinematografici internazionali e nostrani (dal prison movie al poliziottesco all’italiana) a cui la serie attinge dando vita a una continua ibridazione di generi e sottogeneri.